Sono ipocrisia e impostura
tutti i piani per attenuare
la povertà delle masse
con l’elemosina dei ricchi
Lev Tolstoj

+++STIAMO GIÀ RICEVENDO DIVERSI CONTRIBUTI, CHIEDIAMO A TUTTE LE PERSONE CHE CONTRIBUISCONO, LA CORTESIA DI INVIARCI UNA MAIL ALL’INDIRIZZO [email protected] AL FINE DI RACCOGLIERE I RECAPITI PER AGEVOLARE LO SCAMBIO! GRAZIE DI CUORE A TUTT*!+++

IndieWatch lancia una iniziativa di solidarietà, un tentativo di mettere in comune con chi ha meno possibilità. Non una forma di assistenza, ma un nuovo modo di condividere e, speriamo, di convivere.

In un momento critico e surreale come quello che tutto il mondo sta vivendo, a causa dell’emergenza sanitaria COVID-19, c’è chi parla di “democrazia” del virus poiché attacca senza alcuna distinzione. La realtà delle diseguaglianze rimane in verità invariata. Si può “rimanere a casa”, se si dispone un’abitazione. Tralasciamo che tipo di dimora sia, di che dimensioni, per quante persone.

Non c’è alcun “Cura Italia” se non sei lavoratore/trice dipendente, se non hai una P. Iva, se non fai impresa. Non ci sono misure per lavoratrici e lavoratori del sommerso, il cui lavoro è nella quasi totalità dei casi sfruttato, lasciandole/i prive/i di qualsiasi garanzia e ad oggi tagliate/i completamente fuori da ogni possibile sussidio. Rimanendo la lotta al lavoro nero una battaglia di civiltà per il nostro Paese nel medio e lungo periodo, oggi non possiamo non considerare che interi nuclei familiari che contavano su entrate provenienti dall’economia sommersa o informale – che ad ogni modo contribuisce a quella emersa – si ritrovano impossibilitati anche solo ad accedere ai beni di prima necessità.

Da qualche giorno, continuiamo a ricevere richieste d’aiuto dirette, da parte di persone che in passato abbiamo “accompagnato” per un tratto di strada: ci chiedono un sostegno concreto per acquistare beni di prima necessità come cibo (anche per i figli e le figlie), pannolini o farmaci. Dopo aver cercato con ostinazione delle misure pubbliche che le vedessero tra le possibili destinatarie di misure di sostegno, sui diversi territori di dimora di chi ci ha contattato, abbiamo dovuto amaramente constatare che no, non c’è nulla del genere. O per lo meno, non ora, non ancora, non in loco.

Dopo che la delusione e la rabbia per una situazione – dove evidentemente le distanze sociali non si accorciano ma si acuiscono nel disorientamento generale dello sconosciuto e pressoché incontrollabile – hanno lasciato spazio al desiderio di provare ad esserci, abbiamo immaginato cosa potessimo fare nel nostro piccolissimo. Nell’immediato, abbiamo pensato che la cosa migliore venuta fuori da questo nuovo medioevo è stata proprio una ritrovata solidarietà, a dimostrare come davvero “l’essere umano è il rimedio dell’essere umano” e quindi nell’idea di condividere e contribuire, abbiamo deciso di lanciare una piccola e banale forma di solidarietà, Ekoub, per provare a sostenere chi in questo momento, oltre ai problemi condivisi con la totalità della popolazione, deve affrontare anche quelli di ordine economico relativi ai bisogni primari.

Ekoub è quanto di più lontano ci sia dall’elemosina. Ekoub, in Eritrea e Etiopia è uno scambio, un sistema basato su fiducia, mutuo aiuto e reciprocità. Ekoub è uno dei sistemi di risparmio e redistribuzione comunitaria del denaro che abbiamo conosciuto grazie agli incontri di anni di lavoro e agli amici e amiche che ci accompagnano ancora oggi. Ekoub è un gruppo locale con legami solidali.

Tradizionalmente ogni membro del gruppo contribuisce con una somma di denaro il più delle volte settimanalmente. Il denaro raccolto è poi consegnato ogni settimana o ogni mese ad uno dei membri. In passato questo sistema è stato utilizzato negli Stati Uniti dagli schiavi per comprare la loro libertà raggiungendo somme di denaro altrimenti impensabili. Iniziamo ora dunque uno scambio che possa sostenere l’autonomia delle persone – e dei loro figli e figlie – che abbiamo incontrato in anni di lavoro, dalle quali abbiamo imparato e alle quali vogliamo restituire, continuando a scambiare in un continuo Ekoub.

Ringraziamo in anticipo chiunque voglia partecipare, a prescindere dall’entità del singolo contributo. Con la speranza che non ci siano ringraziamenti più forti del sentirsi parte di una comunità reale. Ciascuna e ciascuno secondo i propri mezzi, le proprie possibilità e il proprio sentire.

Vogliamo fortemente quindi che questa non sia considerata una mera raccolta fondi, ma un sistema di scambio che al denaro risponderà diversamente – ad esempio con una ricetta della propria famiglia – secondo le disponibilità dei membri del gruppo, immediatamente o nel medio-lungo periodo, quando riguadagneremo un minimo di socialità. Vogliamo fortemente che il nostro Ekoub, che in questa fase inziale avrà destinatari diretti e precisi per la soddisfazione immediata di necessità primarie, sia solo il primo passo per uno scambio continuo, anche e soprattutto oltre l’emergenza. Perché forse quella reale è quella di un sistema non più sostenibile e non si concluderà con la fine della diffusione del contagio. Viviamo una crisi che vogliamo superare tutt* assieme, certo non per tornare a prima, quanto per immaginare insieme un approdo migliore del punto di partenza.

IBAN: IT89G0832703243000000004129

Banca di Credito Cooperativo – IndieWatch società Cooperativa A R.L.

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